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biodiversità enoica PDF Stampa E-mail
Scritto da gilberto   
Domenica 03 Febbraio 2013 00:00
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"Jean-Baptiste de la Quintinie, giardiniere del Re Sole Luigi XIV, si vantava di aver selezionato 500 qualità diverse di pere, con tempi di crescita distribuiti in tutti i mesi dell'anno, così che, teoricamente, ogni giorno il sovrano avrebbe potuto gustarne una diversa. Di questo straordinario virtuosismo il giardiniere del re diede conto in un trattato di pomologia (Instruction pour les jardins fruitiers et potagers) pubblicato nel 1690." (Massimo Montanari: "Il riposo della polpetta", Laterza. Ecco un buon motivo per condividere la tutela delle biodiversità. Qui, altri buoni motivi. Seminare, per esempio, molte varietà di cereali (frumento, segale, orzo, avena, miglio, panico, farro, spelta...) serviva a diversificare i tempi di crescita e di raccolta e quindi a difendersi dalle avversità climatiche. L'opinione, dunque, che la biodiversità sia un paradigma da tenere in considerazione, è sempre di più condivisa.

Nel campo viti-vinicolo la biodiversità è rappresentata principalmente dal numero di vitigni, quindi la sua tutela coinciderebbe con il fatto di produrre vini da vitigni diversi. Ma qui l'utilità della diversificazione si capisce meno, in quanto l'epoca di maturazione non è cosi discriminante. Certo, una volta, per i vini (con poche eccezioni) si preferivano i blended di vari vitigni in cui le peculiarità, anche organolettiche, compensavano i difetti d'annata degli altri componenti l'assemblaggio. Ma quando il mercato tende a privilegiare certe tipologie, la tentazione di produrre per il mercato diventa predominante, così che in Italia non c'è regione che non produca il suo Chardonnay o il suo Merlot. Il mercato dipende però da un modello della qualità che non è fisso nel tempo: si assiste proprio di questi tempi a derive modistiche delle avanguardie opinioniste nei confronti di tipologie più difficili per il consumatore, quali la moda del Pinot Nero opposta alle marmellate ottenibili con i vari Syraz, Merlot, Lagrein. Fortunatamente ci sono più scuole di pensiero e quindi più modelli della qualità, quali ad esempio il "vino  frutto" di Maroni, contrapposto ai vari premi che in Italia si aggiudicano i vini prodotti con il Nebbiolo. Il problema è che i modelli della qualità ed il mercato cambiano ad una velocità difficile da poter sincronizzare a livello delle produzioni. Adesso se facciamo una riflessione sui consumi, notiamo che, in generale il consumo di vino è in diminuzione per cause varie, tra le quali anche quella della concorrenza di altre bevande. Per vincere questa concorrenza occorre dunque esaltare le peculiarità e i vantaggi che la bevanda vino ha nei confronti delle altre. Una di queste è certamente lo stretto legame che il vino ha con il cibo, tanto che è difficile trovare alternative valide nell'abbinamento usando altro. Forse questo è il punto cruciale della questione. E' una contrapposizione tra la cultura del mangiare all'europea contrapposta allo stile americano. Ma, su questo piano, la battaglia non è così difficile, perchè quando un Americano vuole fare le cose con stile, deriva verso la cultura europea. Il vantaggio del vino rispetto ad altre bevande è proprio la gamma sensoriale che nessuna bevanda eguaglia e non la sua bontà assoluta. Bontà assoluta che è difficile da classificare o che può essere in balia dei gusti personali. La gamma sensoriale diviene dunque una tavolozza a disposizione del consumatore per comporre connubi classici o sconvolgenti con il cibo. Il recupero della cultura dell'abbinamento è lo strumento vincente che il vino ha per confrontarsi con le altre bevande, ma per fare questo, occorre che la gamma esista e che quindi non ci sia un appiattimento produttivo intorno ad alcune tipologie. Su questo fronte l'Italia ha il maggior patrimonio ampellografico del mondo e quindi una grande carta da giocare. Al centro di tutto il piacere e la cultura dell'abbinamento. Più vitigni, più regioni, più aree pedoclimatiche diverse. Infine più biodiversità.

 

"in un'epoca in cui altri media velocissimi e di estesissimo raggio trionfano, e rischiano di appiattire ogni comunicazione in una crosta uniforme e omogenea, la funzione della letteratura è la comunicazione tra ciò che è diverso in quanto è diverso, non ottundendone bensì esaltandone la differenza, secondo la vocazione propria del linguaggio scritto" (I. Calvino, Lezioni americane)

 

Se ai problemi della letteratura sostituiamo quelli della varietà enoiche e della divulgazione,  il pensiero di Calvino è di splendido aiuto.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 06 Febbraio 2013 22:25
 
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