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SONO FUORI DAL BRUNCH PDF Stampa E-mail
spazio aperto
Scritto da Barbara   
Martedì 19 Luglio 2011 09:00
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DEL DIVERTIMENTO

Vi assicuro che non ho nessuna idiosincrasia nell'imparare le lingue. Idiomi e dialetti sono parte significante della mia vita e del mio "raccontarmi". ma anche qui ho il brutto vizio di scegliere.
Scrivo questo, stimolata da una pubblicità di ...non ricordo quale cibo, nella quale appare, credo per la prima volta, in maniera perentoria ed inequivocabile la parola: brunch con relativa spiegazione.
Non sono invogliata, non mi sento attirata, il mio paese e relativa cultura del cibo, dovrebbe essere lontanissimo dal brunch, la cultura tutta, dovrebbe tenersi alla larga dal brunch.
Questa contrazione di breakfast + lunch, mi contrae l'idea dei tempi dedicati alla "tavola", svuotandoli.  Nella reclame, la necessità del brunch è indotta dal "vivere di notte" e non essere pronti ai tempi canonici dell'approvvigionamento cibo, quasi il messaggio di una vita libera e "legalmente" dissoluta, porti difatto ad un mangiare "altrettanto libero": quando urge, (dovere e non piacere). Questo mi riporta l'immagine odiosa di molti film americani, su sportelli di frigo e stipetti, indolentemente aperti, zoommate su scatole e bottiglie dalle quali ci si "allatta", portandole direttamente alla bocca, cosi come dalle lattine dei cibi precotti.........
E' proprio il messaggio che mi urta, ancora una volta passa indiscriminatamente che la "felicità" ed il godimento, per esser tali, eliminano il concetto fatica (che rivendono come pesante, vuoto e nefasto), infatti si parla di una sua comodità....per un "pasto meno formale".
In questo caso si mette qualcosa sotto i denti...., si aggiustano pezzi di puzzle precostituiti.....(ovviamente anche il tono del brunch dipende da quanto puoi spendere). E si ritorna li,  inducono a comprare.....consumare (che per me significa usare senza imparare), a farsi di break, di fast così come di slow, di apericena, di afterhours......e siccome, sempre dalla la televisione, vanno predicando che il lusso è un diritto, io sono certa che il lusso massimo è decidere di tempi, pause, merende, fermini, cestini e picnic, (quando si possa), come ci pare. Allora ci vuole un posto dove stare, una cucina, una madia, un libro di ricette, tanti amici e tutto ciò che la vita può, quando è permesso, portare con se, compreso tutti i personali lunch- fast- slow, aperi-pranzi, merende e chi più ne ha,  più ne pretenda. Pretenda  la possibilità di averli  e  non si  accontenti di  "break di spazi" consentiti.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Luglio 2011 10:57