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il blog di barbara - la cuoca di Pane e Vino
Scritto da Barbara   
Mercoledì 22 Dicembre 2010 01:56
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Cime......tempestose
- dedicato-

Creuza de mä
Mulattiera di mare

Umbre de muri muri de mainé
Ombre di facce facce di marinai
dunde ne vegni duve l’è ch’ané
da dove venite dov’è che andate
da ‘n scitu duve a lûn-a a se
da un posto dove la luna si
mustra nûa

mostra nuda
e a neutte a n’a puntou u cutellu a
e la notte ci ha puntato il coltello alla
gua

gola
e a muntä l’àse gh’é restou Diu
e a montare l’asino ci è rimasto Dio
u Diàu l’é in çë e u s’è gh’è faetu
il diavolo è in cielo e ci si è fatto
u nìu

il nido
ne sciuntìmmu da u mä pe sciugà
usciamo dal mare per asciugare
e ossa da u Dria

le ossa dall’Andrea
a a funtan-a di cumbi ‘nta cä
alla fontana dei colombi e nella casa
de pria

di pietra

E ‘nt’a cä de pria chi ghe saià
E nella casa di pietra chi ci sarà
int’a cä du Dria che u nu
nella casa dell’Andrea che non è
l’è mainà

marinaio
gente de Lûgan facce da mandillä
gente di Lugano facce da tagliaborse
qui de luassu prefescian l’ä
quelli della spigola preferiscono l’ala
figge de famigga udù de bun
ragazze di famiglia, odore di buono
che ti peu ammiàle senza u gundun
che puoi guardarle senza preservativo
E a ’ste panse veue cose che daià
E a queste pance vuote cosa gli darà
cose da beive, cose da mangiä
cosa da bere, e cose da mangiare
frittûa de pigneu giancu de Purtufin
frittura di pesciolini, bianco di Portofino,
cervelle de bae ‘nt’u meximu vin
cervelle di agnello nello stesso vino,
lasagne da fiddià ai quattru tucchi
lasagne da tagliare ai quattro sughi
paciûgu in aegruduse de lévre
pasticcio in agrodolce di lepre
de cuppi

di tegole

E ‘nt’a barca du vin ghe navighiemu
E nella barca del vino ci navigheremo
‘nsc’i scheuggi

sugli scogli
emigranti du rie cu’i cioi
emigranti della risata con i chiodi
‘nt’i euggi

negli occhi
fincé u matin crescià da puéilu
finché il mattino crescerà da poterlo
rechégge

raccogliere
frè di ganeuffeni e dè figge
fratello dei garofani e delle ragazze
dacan d’a corda marsa d’aegua e
padrone della corda marcia d’acqua e
de sä

di sale
che a ne liga a ne porta ‘nte ‘na
che ci legà e ci porta in una
creuza de mä.

mulattiera di mare

Se con una pistola puntata alla tempia, dovessi scegliere una, dico una, canzone di Fabrizio sceglierei questa. Legata da "cime" di acqua e di sale, è per me il più bel racconto di un progetto iniziato da tempo e compiuto,  che si mostra, si richiude e risale nell'incavo dell'onda, in un guazzabuglio di lingue diventate una lingua.
Quest'uomo di porto, porto di mare, che con noi naufraga e ritorna pieno di doni. Vengono da tutti i mari di tutte le terre, ( e eeanda e eeanda eee anda eo) e da dove tutti gli uomini, nella fatica di essere,  diventano uno solo e capace di grandi sguardi, all'orizzonte, imparando a livello del mare. E nella casa di Andrea, saranno le cose da bere e cose da mangiare, che a queste pance vuote si offrirà.  Non più un piatto, una ricetta ('a cimmà) ma identità e memorie, capacità e tripudio di dignità, dal pasticcio di lepre al bianco di Portofino, i profumi di molti gesti. Tra 2 muri di confine si apre una creuza, così come quando all'improvviso ci appaiono "viottoli di mare" che il vento, crespando l'acqua, li rende simili e noi, consapevoli di poter o dover scegliere; è  un apertura che passando tra Due, convoglia tutto in Uno, che può contenerle tutte.

creuza

Io non scriverò le "ricette" di casa di Andrea, mi chiamo Barbara e non vivo a Genova, anche se in Liguria ho passato molto tempo. Di cose da bere e da mangiare, sulla mia tavola virtuale ce ne sono molte.....potete scegliere; solo vorrei dedicare ancora una cosa, oltre a quella proposta in occasione della manifestazione "coda di lupo", quando  attaccammo alle pareti tutte le foto che gli organizzatori ci spedirono per un'esposizione dedicata a Fabrizio, cosi come inserimmo nel menu un piatto ligure: i pansotti col sugo di noci.
Rimane il rammarico di non aver potuto frugare nel libro di cucina di casa De Andrè, come promesso, ma forse è stato meglio così: troppa emozione. Allora scelgo una bevanda, assai diffusa nel mondo, diversa ed uguale a seconda delle genti che ne bevono.
E così stappando la bottiglia di orzata dove galleggiava milano, la ricetta che vi scrivo, è invece allegra e solare. Serve a preparare l'Horchata de arroz. L'ho imparata da Oscar, cuoco matto, venezuelano e che lavora in Messico,  Baya California a Los Cabos. Con noi, a fare uno stage è stato 3 mesi, contagiandoci con la sua simpatia ed esuberanza. Tre mesi estivi, caldi e pesanti, e questa bevanda è stata davvero un toccasana. Per cui  Barbarita, (così mi chiamava Oscar) ne ha bevuta tantissima e anche se non è stagione ........







riso bianco
acqua
alloro
cannella
zucchero semolato
latte di mucca
Si mettono 250 gr di riso (tipo roma) in un contenitore con 4 litri di acqua fredda, facendo riposare in frigo per una notte. Aggiungere 1 stecca di cannella spezzettata e 4 foglie di alloro spiegazzate (più aroma) e rimettere in frigo per 3 ore. Ora si toglie l'alloro e si frulla con una frusta a immersione. Così com'è, tutto a crudo. Prendiamo un colino fitto e rovesciamo piano, in un altro contenitore, solo il liquido, senza il riso frullato che renderebbe tutto troppo amidoso. Si aggiusta con zucchero a piacere ed un litro di latte. Indicatissima per grandi e piccini, si conserva in frigo per 4 o 5 giorni ed è infondo solo un'altro tipo di orzata, come se ne inventarono molti altri......

Ultimo aggiornamento Sabato 25 Giugno 2011 12:21